Tutti noi abbiamo una zona, uno spazio che ci interessa, che tuteliamo per il nostro interesse, quella zona di confort a cui non rinunciamo e che ci siamo conquistati a tutti i costi. E lo facciamo ignorando, negando e relegando al di là di un muro, di una barriera, tutto ciò che potrebbe contaminare il nostro orticello, che coltiviamo devotamente e con cura, ribaltando, il confine tra bene e male, tra luce e ombra, tra morte e vita. Il contrasto così stridente tra questi due mondi, tra queste due parti, dissociate e scisse da empatia ed emotività, è ben rappresentato nel film, altamente simbolico ed estremamente attuale. A qualche livello però, quello più ancestrale e inconsapevole, emerge sempre, alla fine, come un senso di nausea, tutto ciò che non vediamo e non sentiamo, tutta la parte emotiva, tutto ciò che è confinato in quella zona, nera, che appare di poco interesse.